venerdì, 30 maggio 2008

Oggi, sulla RER del mattino, piena di bronci appena alzati, c’erano papà e figlio sui sei anni, seduti in fronte a me. 05Doppiopetto, capigliatura disinvolta e auricolare per telefonino il primo; camicia e pantaloni ordinati, occhiali con montatura rossa il secondo.

Alla fermata di Saint Michel, senza preavviso, il padre ha rubato al piccolo il fumetto che stava leggendo, con un sorriso furbo.

E il bimbo, per tutta risposta, gli ha sfilato Les Echos (una specie di Sole 24 Ore), cominciando a sfogliarlo con interesse.

Sono scesi subito dopo, a Luxembourg: spero tanto che provino a scalare Alitalia, uno di questi giorni.

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giovedì, 29 maggio 2008
locanda
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martedì, 27 maggio 2008

Dagli agli chef che sono arroganti

Con i j’accuse e i commenti piccanti.

Meglio la mensa più genuina,

certo apprezzata in Valtellina.

Sciatt e pizzochero a muso duro:

niente dibattito, è come un muro.

Tutti schierati, s’alza il sipario:

ora ai fornelli c’è il segretario.

Metti 10 anni di sindacato

In un pentolone all’uopo imburrato;

due cucchiaini di costanza,

una spruzzata d’esperienza.

Aggiungere zucchero a profusione

Per addolcire la delusione:

quello che importa, nel bene e nel male,

è una pietanza* con poco sale.

 

*zucca, per lo più

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lunedì, 26 maggio 2008

Come mi è già capitato spesso di dire in passato, l’unico motivo per cui a volte mi decido a fare sport è un’innata propensione alla metafora. Stasera, dunque, è arrivato il momento dell’arrampicata. Osservare la parete ripida, davanti a me, con percorsi differenti e appigli minuscoli per rimanere aggrappati all’idea della cima, mi ha dato un perchè.

Mentre arrampicavo, non potevo fare a meno di pensare a lui. In questi giorni il suo post mi ha scavato dentro, come una goccia che cade in una grotta. Uso spesso l’immagine del pugile, quando scrivo o quando vivo: tenere alta la guardia. Tenere alta la guardia e colpire.

Stavolta, eppure, sono stato incosciente. Ho lasciato scoperto il volto, sicuro di sorprendere il mio avversario in velocità. E di avere comunque sempre il tempo di schivare il suo jeb.

E invece no.

Centrato in pieno volto, mi sono trovato sul ring, braccia distese e respiro affannoso.

Allora, forse, vale davvero la pena di godersi quell’attimo. Aspettare sereno che l’arbitro finisca di contare  e che le luci si spengano. Sentire dentro il sapore del sangue e del sudore. E avvertire, pulita come un gong, la precisione della sconfitta. Del ko.

È stato un attimo in rima. Arrivato quasi in cima, ho guardato giù e mi è sembrato di vedere il ring. Quasi attratto dalla gravità della situazione, ho perso il piede d’appoggio e mi sono trovato sospeso in aria.

Pochi momenti, la palestra attorno a te è un valzer di errori trattenuti e tu li controlli con il pensiero.  

È allora che ho avuto voglia di sparare ragnatele. Forse la malinconia dei 30 anni sta nell’accorgersi una volta per tutte che non si è l’Uomo Ragno.

Ma non è tanto male se si riesce ancora a sognare di esserlo.

In volo e sorridente, col mio amico che mi rassicurava mentre penzolavo nel vuoto e scendevo, sembrava come se mi tenesse per la corda di un aquilone. E la scoperta è venuta così, come un fiore su una roccia: non c’è miglior modo di rialzarsi che andare al tappeto.

E adesso, fuori i secondi.

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venerdì, 23 maggio 2008

Melamarcia si svegliò, come ogni mattina, infilandosi nelle pantofole ordinate. Un’occhiata alle amate Alpi, fuori dalla finestra. E al calendario con le pagine in marmo, edizione speciale per il suo ennesimo compleanno.

In cucina, di fronte al religioso silenzio del caffelatte, leggeva il giornale di Valmestizia, felice come sempre di non trovarvi sorprese.

Gatti seviziati con probabili riti satanici, incidenti di Ape Piaggio che si ribaltano sulla carreggiata. La grande scrittrice che tiene una lezione nella sperduta biblioteca....

Tutto a posto.

Poi, improvvisamente, un soprassalto davanti al titolo: “Appalti truccati...” e la storia avvincente di persone che si passavano letteralmente i monti, facendone oggetto di transazioni furtive e da furto, con la spensierata incoscienza di chi ha la coscienza dell’impunito e l’olimpica serenità di un clima che deve rimanere sotto controllo.

Dov’era Provolone, adesso?

Chi l’avrebbe mai detto: fino ad oggi si diceva al più che i leghisti possedessero soltanto il monopolio della verità; che, invece, l’appaltassero per trattenersi un modesto 10%, non lo pensava proprio nessuno.

La Cina è vicina. Col terrore alpino di vedersi invasi dagli occhi a mandorla alla ricerca perenne di appartamenti da locare, il miglior modo per reagire non poteva che essere il ricorso agli appaltamenti sfitti, rigorosamente e orgogliosamente local style.

E Quantispruzzi, che faceva? Davanti allo specchio aggiustava il nodo della cravatta, controllando il suo completo grigio barba e meditando un comunicato stampa, indeciso sulla transitività del verbo dimettersi.

Il nono rintocco del campanile arrivò, intanto, in accordo col tuffo di un biscotto nel caffelatte: col Sole ormai allo Zalet, Melamarcia sorrise. 

Valmestizia aveva sempre un retrogusto d’eternità al miele.

dali

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giovedì, 22 maggio 2008

E' con molto piacere che segnalo su questo blog il progetto letterario di un gruppo di audaci. Già, perchè è dai tempi riformati di Q (degli allora Luther Blisset) che il mestiere del libraio è un pericoloso affascinante viatico verso la perdizione.

Ma è da tempi ancora più remoti che il mestiere di editore apre le porte della sfrenatezza così come della felicità.

L'Officina Multimediale Pavese nasce come tentativo di pubblicare libri in copyleft, seguendo le licenze Creative Commons. Per più informazioni e per sapere come inviare i vostri manoscritti, cliccate su http://www.mupa.it/libri .

Per ora posso solo dirvi che lavorano a questo progetto ragazzi appassionati di letteratura. E bravi. Competenti.

Il che non guasta mai, visto il periodo di magra per la cultura in Italia.

EtretatLibrary

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domenica, 18 maggio 2008

Non ho una grande sensibilità per la scultura. Forse è stato solo un colpo di fortuna, capitarle di fronte al momento giusto. In un attimo di apnea della folla che riempiva il museo. Anche lo scricchiolio del parquet sottolineava il momento. E c'è qualche secondo in cui sei solo tu e quella statua. Non c'è nient'altro al mondo. La tensione, il trasporto lirico del marmo che sembra continuare un abbraccio di passione oltre, lontano. La scultura che sconfina nella poesia, traducendola. E quasi cerchi la terzina dantesca nell'aria.

Che respiri essenziale. Presente. Un vortice di pensieri che diventano materia, la leggerezza della materia che si fa di cielo. Dov'è la musica di questo silenzio? Le dolenti note. Forse la polvere del marmo appena scolpito, che si appoggia a terra, esausta e libera. La nuvola di genio che svela, piano piano, la creazione.

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giovedì, 15 maggio 2008

A Parigi, in questi giorni, il cielo era pulito come una tovaglia azzurra stesa al vento.

L’altra sera sono uscito per una passeggiata ormai consueta e mi è venuta voglia di fotografare.

Uno dei luoghi che mi piacciono di più è la piazza interna del Louvre: ti separa della realtà, anche se solo per pochi istanti. Soprattutto la sera tardi, quando non ci sono più persone, è un tesoro di silenzio.

Un attimo prima, le macchine e il caos di Rue de Rivoli. Un istante dopo, la meraviglia di trovarti al centro del mondo. È come un’anticamera dolce, che ti guida verso i giardini delle Tuileries. E poi lungo la Senna.

Eppure, mano a mano che la passeggiata si svolgeva, il desiderio di fotografare andava scemando. O meglio, tornava indietro nel tempo.

Non sono attimi, questi, da buttare via con un telefonino o con una macchina digitale.

Sono frasi, piuttosto, da scrivere con l'inchiostro di un tempo lontano. Parigi è una città da vecchi rullini.

La speranza racchiusa in 24 o 36 pose, da sudare con la fatica degli attimi indovinati. Felici che il cuore di un carciofo si possa raggiungere senza sprechi ed evitando sapientemente le spine.

Parigi non è rumore di serate sguaiate. Non è confusione di parole in eccesso. Parigi ti dà la gioia di qualcosa di essenziale e semplice.

Come, appunto, le vecchie fotografie di una volta. Improvvise o fortunate come un’intuizione. Scorci che, incomprensibilmente, ti dicono qualcosa.

E scatti senza sapere cosa ne verrà fuori.

Le fotografie di una volta sono quello che è la scrittura per me. Cominciare una frase quasi per caso, intuendo uno sviluppo che rivela la sua prospettiva solo dopo essersi affidati al tempo. 2007_09_7165b_NB

Ansioso che finisca la pellicola per vedere cosa ne è uscito. E ritrovarsi in un ricordo. O sorprendersi di qualcosa che non si pensava di avere visto o che non si vedeva di aver pensato.

Parigi è l’emozione di quello scatto al buio. Di una speranza che potrebbe realizzarsi così come rivelarsi vacua, ma non importa perché quel che conta è fidarsi per un attimo del mondo.

Magari ti viene in mente una rima e la fermi su un foglio. Magari ti verrà mossa oppure non metterai bene a fuoco il tuo cuore. Magari il sorriso ti si incepperà sul volto nell’accorgerti che hai perso l’attimo. La scrittura è sensibile e si impressiona facilmente. E Parigi è delicata come una camera oscura.

Ma nessuna delusione è troppo grande di fronte all’originalità un po’ bambina di chi riesce a creare. Scrivendo l'ultima di 36 frasi col rumore dei pensieri che si avvolgono e di un rullino-racconto da sviluppare.

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martedì, 06 maggio 2008

Sentirsi come un palloncino, piuttosto contento di lasciare terra. Sufficientemente sicuro di perdersi, di dimenticarsi. Certo che il proprio elemento naturale sia il cielo. Vagamente, da qualche parte lassù.

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venerdì, 02 maggio 2008

Dopo quasi tre settimane, è interessante spulciare i dati della provincia di Sondrio, per fare un confronto tra politiche ed amministrative.

Qui è d'uopo dare un'occhiata solo ai risultati del PD.

Nella circoscrizione del capoluogo, il centro-sinistra ha ottenuto 4394 voti al Senato e 4834 alla camera (circa 500, in entrambi i rami del Parlamento, sono i voti dell'Italia dei valori). In sostanza, il PD si attesta sui 4000 voti, con una percentuale del 29%.

A livello di amministrative, il neo-sindaco Molteni ha preso 7106 voti. La lista PD ha ottenuto 1656 voti, cui vanno aggiunti (per simpatia, grazia e misericordia) i 2030 voti della lista civica del sindaco Sondrio Democratica e i 724 voti (davvero risultato eccezionale) della lista Sondrio 2020.

Volendo considerare le tre liste come bacino elettorale potenziale del PD (perchè siamo gentili e non ci poniamo il problema del perchè il PD non sia riuscito a farsi riconoscere come simbolo unificante già prima delle elezioni dalle due altre liste), si ottiene un totale di 4410 voti.

Quindi, a occhio e croce, ci sono già 400 persone che hanno votato in un modo alle amministrative e in un altro alle politiche. Lasciando perdere le altre 2800 che hanno comunque votato Molteni (Sinistra Arcobaleno, Sondrio Accesa e Partito Socialista) e si sono guardate bene dal votare Veltroni sul nazionale.

Non mi sembra esattamente un risultato esaltante. Lo leggerei come campanellino d'allarme.

Invece, si viene invitati a riconoscere che c'è un gruppo dirigente che, con scelte difficili, è riuscito a riconquistare Sondrio.

Dopo un giro di consultazioni, perciò, ecco la nostra serena analisi:

pag_01 - Titolo di copertina, prima parte

postato da: sgsondrio alle ore 09:15 | Permalink | commenti (3)
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