lunedì, 31 marzo 2008

Mi chiedo veramente se

, mentre infuria la campagna elettorale,

Silvio Berlusconi non sappia che

Moratti forse si è espresso male.

La gente è stufa delle sue sparate

Qualcuno vuole comprare l’Inter?

Basta dunque con le pseudo-cordate.

Quanto a Mancini, non è uno sprinter:

che sia un bugiardo si vede ad occhio

dopo il dietrofront da eliminato

fa scomparire persino Pinocchio.

Il mago Otelma, considerato

Come cazzaro in ogni sondaggio

Dice che la Roma a fine campionato

Ha dieci punti di vantaggio.

 

Un primo aprile in omaggio a Silvio. Lui, l'eroe della smentita baciata, con un'affermazione un giorno e il suo opposto, il giorno dopo, quasi a rimare con la prima versione. Siamo nella democrazia dell'alternanza: quella del buonsenso e della logica, sicuramente. Per cui, da interista un po' frustrato che comincia a riscoprirsi incline al vittimismo, invito a leggere la composizione qui sopra dal primo verso, saltando sempre una riga (1-3-5-7-9-11-13-15).

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postato da: sgsondrio alle ore 22:26 | Permalink | commenti (5)
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lunedì, 31 marzo 2008

In giorni di utili, un articolo utile.

 

postato da: sgsondrio alle ore 17:23 | Permalink | commenti
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lunedì, 31 marzo 2008

Non è che sia un fan dello slogan, ma è il momento di scaldare la tastiera. Ultimi giorni di campagna elettorale. Ieri Democratic Day sul Canal S.Martin: sarà stato l'entusiasmo quasi risorgimentale dell'Associazione Garibaldini. Sarà stato il volto sereno e fiero di Carlo Rosselli in una fotografia, o quello pensieroso di Antonio Gramsci. Sarà stata quella sensazione bella di far parte di una comunità che lotta per conquistare e difendere diritti. Che ci crede insieme.

Sarà stato, forse, il Lambrusco.

Fatto sta che sono carico e ci credo.

 

Poco meno di dieci giorni e si torna in Italia, devo ancora decidere se in TGV o alla testa di una schiera di elefanti, attraverso un valico alpino.

 

postato da: sgsondrio alle ore 11:11 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, 27 marzo 2008

Pubblico con grande piacere un'intervista a Francesco Avvisati, giovane ricercatore della Paris School of Economics, tra gli autori del progetto di ricerca Votometro (www.votometro.it o www.politimetrics.com.it ).

Francesco, come nasce il progetto Votometro?

Come quasi tutto quel che nasce all'università, il votometro nasce davanti alla macchinetta del caffè. In una pausa di un anno fa, Paul-Antoine mi ha raccontato che stava per lanciare il Polimètre. Si tratta di un test che permetteva agli elettori di misurare la distanza delle loro opinioni rispetto ai candidati alle elezioni presidenziali di aprile 2007. Qualche mese dopo, Paul-Antoine ha tratto un articolo di ricerca dalle risposte degli elettori al Polimètre. E così quando Mastella ha fatto cadere il governo, ho detto a Paul-Antoine, all'uscita da un seminario: vieni che ti offro un caffè...

Come è stato accolto Polimètre in Francia? Ha avuto una qualche ricaduta, credi, sul comportamento dell'elettorato francese?

Il Polimètre è stato un grande successo in Francia: era ospitato sul sito internet della più grande radio privata francese (RTL), e questo certamente lo ha aiutato ad avere centinaia di migliaia di visitatori. Il nostro obiettivo non è quello di influenzare il voto però. Se il Polimètre, e il Votometro, hanno un messaggio politico generale, forse è questo: i politici non sono tutti uguali. Ma non andrei fino ad interpetare il risultato come un suggerimento di voto. Un quiz ha sempre qualcosa di ludico.

Mi illustri brevemente il meccanismo di funzionamento del Votometro? Su quali basi viene calcolata la distanza?

La filosofia del Votometro è la stessa del Polimètre. In primo luogo abbiamo chiesto a rappresentanti degli otto principali partiti di prendere posizione su una serie di affermazioni: non abbiamo voluto estrapolare le posizioni dai programmi, che spesso coprono solo alcuni temi, o da discorsi, che possono essere contingenti. Da questa lista di affermazioni è stato tratto il questionario di 30 affermazioni che è oggi sul sito. Quando un elettore riempie il questionario, a ciascun partito viene assegnato un punteggio se l'elettore e il partito sono dalla stessa parte (d'accordo/in disaccordo) e un bonus se la risposta è esattamente la stessa, e questo domanda per domanda.

Rispetto agli altri test che esistono anche in Italia (voisietequi, dimmichiseitidirochivotare, e il politometro di Repubblica) il nostro test presenta alcune differenze. Voisietequi è l'unico, insieme a noi, ad avere chiesto le risposte ai partiti: e questo è molto importante. Rispetto a voisietequi, il nostro test è un po' più lungo, ma anche più preciso: siamo gli unici infatti a permettere una personalizzazione del test. con un menu a tendina l'elettore può infatti indicare quali sono i temi che contano di più per lui. Nel calcolo della distanza ai temi importanti viene attribuito un peso maggiore: i partiti che risultano più vicini sono quelli che sui temi che contano per l'elettore hanno posizioni simili a lui. E poi, l'ultima differenza è che il nostro test si inserisce in un progetto di ricerca.

Come sono state selezionati i temi?

Questa è un'altra differenza rispetto a voisietequi, che stavo per dimenticare. Primo, perché noi non ci concentriamo sui programmi solamente, ma includiamo affermazioni come "L'Italia è in declino" che esprime una semplice credenza, non una proposta. Dirò di più: nella misura del possibile, abbiamo voluto evitare che il nostro quiz somigliasse, per quegli elettori già certi del loro voto, a un test sulla conoscenza dei programmi. L'informazione che il test fornisce nei programmi non c'è, oppure è scritta tra le righe. Il nostro non è un test per elettori pigri, anzi obbliga tutti a riflettere. La seconda differenza è che voisietequi ha effettuato una selezione delle domande, attraverso una discussione aperta molto interessante, prima di sottoporre il questionario ai partiti; la conseguenza è che su alcuni temi, le differenze tra i partiti non saltano all'occhio. Noi abbiamo sottoposto un questionario più ampio ai partiti, così da poter selezionare solo le domande sulle quali c'erano differenze significative. Questo aumenta la precisione del test.

Come interpretare i risultati del votometro? Devo prendere in considerazione tutti i risultati dei candidati o è sufficiente che mi concentri, che so, sulle prime tre distanze? Può avere un qualche significato, per le mie preferenze, la distanza tra sesto e settimo candidato?

Il votometro dà soprattutto un'indicazione di massima. La classifica fa parte dell'aspetto ludico del quiz. Quel che conta è l'ordine di grandezza: sapendo che un punteggio positivo significa che sei più vicino ad un candidato di una macchina che risponde al questionario a caso, un punteggio negativo che sei più distante rispetto alla stessa macchina.

Il votometro può avere un'utilità maggiore a seconda delle caratteristiche del quadro politico di un Paese? Che so, tra Italia e Gran Bretagna, credi che questo strumento dia un'immagine più precisa delle effettive preferenze individuali in Italia?

Sinceramente fai domande difficili. Non so se il votometro abbia un'utilità sociale, se non quella di confutare l'idea che i partiti sono tutti uguali. Quanto all'utilità per il singolo elettore, probabilmente dipende da quali sono i determinanti del suo voto: l'utilità di conoscere chi la pensa come te è proporzionale all'importanza del voto d'opinione. Ma ci sono altre ragioni per votare un partito piuttosto che un altro: c'è il voto utile, c'è il voto di protesta, c'è il voto per interesse, e c'è il voto clientelare, e ce ne sono sicuramente molti altri. E un politico non può essere ridotto alle opinioni che ha: un buon politico deve saper governare, e, in presenza di opinioni contrastanti, mediare, o risultare convincente nell'argomentare in favore delle sue opinioni. Il carisma di un politico è qualcosa che il votometro non misura.

Pensi che, nel momentum specifico italiano, con un numero stimato davvero elevato di indecisi, uno strumento come il Votometro possa avere un qualche ruolo d'aiuto nell'indirizzare l'elettorato?

Dipende dalla ragione per la quale sono indecisi, e se sono disposti a dare un voto d'opinione. Di questo non sono  completamente convinto.

postato da: sgsondrio alle ore 19:17 | Permalink | commenti (6)
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giovedì, 27 marzo 2008

votometro

... E sono contento in primis perchè, da esso, esco confortato rispetto alle mie intenzioni di voto; secondariamente, perchè si coglie, in tutta la sua evidenza, l'ingombrante inutilità di Boselli.

Un uomo. Un partito. Un per cento. Voto utile!!!

Per antipatia, poi, la Santanchè se ne è addirittura andata dalle foto, sdegnata del suo penultimo posto.

Per scoprire se riesci a fare di meglio, vai su www.politimetrics.com/it, accessibile anche tramite www.votometro.it.

 

postato da: sgsondrio alle ore 19:04 | Permalink | commenti
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giovedì, 27 marzo 2008

Berlusconi scommette di avere 30 senatori in più al Senato. Uno per ogni denaro.

 

postato da: sgsondrio alle ore 13:41 | Permalink | commenti
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giovedì, 27 marzo 2008

La chiamavano funzione di segnale del capitale umano.

Làureati in Bocconi, dicevano, e vedrai che il tuo futuro si disegnerà da solo. Mi iscrissi al DES che, come tutti i suoi ex-studenti sanno, significa Devo Essermi Sbagliato.

Non voglio cedere al lombrosianesimo più gretto, però nelle ultime due settimane i bocconiani più famosi sono diventati Andrea Verde e Alberto Stasi.

Sic transit gloria Confindustriae.

postato da: sgsondrio alle ore 13:39 | Permalink | commenti (3)
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mercoledì, 26 marzo 2008

C'è un personaggio, in questa campagna elettorale, che non riesco proprio a capire. Anzi, che mi mette addosso una certa tristezza. Qual è l'obiettivo politico di Gianfranco Fini? Il delfinato presunto di Berlusconi vale l'inevitabile ripiegamento nelle retrovie del dibattito politico?

Penso che essere definiti valletta dalla Santanchè senza dubbio costituisca il massimo grado di umiliazione, ma non credo siano questi i gradi che determinano la gerarchia dei colonnelli in AN, se ancora la si può chiamare così.

Ironia del destino: dopo tante svolte, Fini doveva aspettare Berlusconi per essere mandato al confino. E tanti cari saluti allo stratega della nuova destra moderna.

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Sono molti i rospi che il buon Gianfranco ha dovuto mandare giù in tutti questi anni: tanta fatica per la svolta di Fiuggi e, poi, veloce come un bicchier d'acqua, l'acqua Fiuggi te la ritrovi sotto forma di Ciarrapico che dichiara fedeltà eterna al duce. Ciarrapico, il re Mida all'incontrario: qualsiasi società tocchi, la fa fallire stimolando la diuresi.

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E che dire di Umberto Bossi, ancora lì in tutta la sua ingombrante necessità? Sono passati 14 anni da quando Gianfranco si ripromise di non berci insieme neppure un caffè e, infatti, passando direttamente al digestivo, non gli rimane che accumulare tutto l'amaro in bocca.

 

 

 

 

 

Quel che, però, più mi sorprende è il rapporto con lui, la grande S. Come spiegare il legame tra  Berlusconi e Gianfranco Fini? Una specie di non vorrei e non posso. E' come se fosse l'ombra di Peter Pan Silvio, sempre in cerca di sogni e di chimere. Eppure dev'essere già arrivata Wendy a incollarli di nuovo: niente più spazio per fughe di dignità. Solo il buio di un continuo deja vu.

Eccolo, dunque, fotocopia sbiadita di se stesso, Gianfranco interviene sempre un secondo dopo il capo. Col ritardo diluito e spento di chi non ha nulla da aggiungere. La triste seconda voce di un canone sul tema di Fra' Martino Campanaro in cui le parole sono le stesse  e si è costretti ad inseguire.

Cosa farà la sera, di fronte allo specchio, il povero Fini? Ammetterà di avere eliminato anche il più piccolo residuo di specificità al suo partito, alla ricerca di una visione annacquata più generale? RIconoscerà di avere fallito essendo per una volta Franco con se stesso?

Generale e Franco? Non è mai stato un amante del modello spagnolo ma, anche di fronte allo specchio, Fini avrà bisogno di svolte.

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martedì, 25 marzo 2008

La questione Alitalia è paradigmatica della campagna elettorale italiana e mi ricorda un po’ un grande libro di Chuck Palahniuk: vista dall’estero, e proprio dal Paese coinvolto nella trattativa d’acquisto, è come lo sguardo di una torre di controllo che ha perso, momentaneamente, di vista l’aereo sul radar.

“Torre di controllo a Buonsenso: rivelate la vostra posizione”

Tutto sembrava troppo semplice e lineare per una questione italiana: una compagnia in crisi e con poche risorse finanziarie; un governo che, per la prima volta, lascia al mercato l’individuazione di una soluzione efficace; un piano industriale serio e rigoroso.

Ma ecco, appena dopo la fase di decollo, perennemente in aria con le sue parabole (satellitari o digitali non importa, dipende dalla dimensione della stronzata), Berlusconi irrompe sulla scena, dirottando la logica e tenendo in ostaggio la serietà .

aereo

Mi sta bene che la sua campagna elettorale, fino ad adesso, fosse piuttosto in sordina e avesse bisogno di un cambio di marcia. Scalare, però, non necessariamente richiede il ricorso ad una cordata immaginaria. Le dichiarazioni del leader PDL della scorsa settimana hanno dell’incredibile: parla, da futuro presidente del Consiglio, di un prestito che, sostanzialmente, concederà (contro ogni normativa europea) a se stesso per rilevare Alitalia.

Ora, ero effettivamente stanco di parlare sempre del conflitto di interessi.

Non parlarne affatto, però, cloroformizzati dalla sua invadenza, mi pare eccessivo.

Ho già scritto più volte che il conflitto di interessi di Berlusconi è l’unica cosa fatta dall’uomo che si veda dallo spazio, insieme alla muraglia cinese: in Italia, però, sembra l’unica cosa che, pur con un  evidente impatto sulla vita della nazione, tutti osservano come se si trovasse effettivamente a Pechino.

“Torre di controllo chiama logica: c’è nebbia lì da voi?”

Eh, sì, più che altro pare fumo negli occhi.

Oltre alla presbiopia civica di cui l’Italia sembra affetta, infatti, ad aggravare il tutto ci si mette il ricatto demagogico della Lega: il riferimento all’hub di Malpensa è populismo ad oltranza, come le trattative per acquistare Alitalia.

L’aeroporto di Milano non è un vero hub e lo si deve soprattutto a chi quell’aeroporto l’ha progettato così com’è. Senza collegamenti seri con le ferrovie italiane (qualcuno dovrebbe spiegare perchè il Malpensa pseudo-Express parte da Milano Cadorna e non dalla Stazione Centrale), non in competizione con Parigi De Gaulle ed Amsterdam. E quale sarebbe il legame della vicenda di Alitalia con gli slot da liberare? Credo sia lì che si giochi lo spazio di manovra e la visione programmatica di un governo, attraverso la ridefinizione degli impegni bilaterali.

Eppure il nuovo pilota va avanti col suo dirottamento insensato, kamikaze d’occidente che non ha l’obiettivo di atterrare da qualche parte, ma di rimanere in volo almeno fino al giorno delle elezioni. Aiutato, questo è assurdo, proprio da una sinistra radicale ancorata ad un conservatorismo che dà benzina al bi-motore dell’arretratezza. Si vedrà alla fine se a qualcuno verrà ancora da ridere: di certo ci sarà da schiantarsi.

“Torre di controllo a Logica: perturbazione nevosa in arrivo”

Intanto, il genio della strategia politica PDL parla di Alitalia come di uno ski-lift, che si può gestire in perdita purchè l’indotto riesca a trarre giovamento dal volume di affari. Inutile discutere l’inutilità di un simile argomento. Come reagire, dunque, di fronte a questo immobilismo di pensiero?

Forse con un moto d’orgoglio partecipe: un piccolo segnale dal radar che contribuisca a ridare speranza. Per interrompere il folle volo, mi aspetto che il leader del PD prenda una chiara posizione sulla faccenda. Semplice, onesta: non voglio più votare contro; sono stanco di questo manicheismo berlusconiano. E sono stanco anche di tutte le anime belle che aspettano solo il giorno dopo per dire “L’avevo detto”.

Io credo che il PD abbia l’obbligo di illustrare la sua proposta: non si può, ma si DEVE fare.

I passeggeri dell’aereo forse avranno, allora, la forza di accorgersi che è nel loro interesse reimpossessarsi del controllo del velivolo, prima che sia troppo tardi.

“Buon senso chiama torre di controllo : ci prepariamo all’atterraggio”.

Per quanto riguarda il pilota dell’audace dirottamento, che vada a riposarsi tra le braccia amiche del suo amico al Pirellone: il sonno della Regione genera mostri dai quali sarà salutare risvegliarsi.

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martedì, 25 marzo 2008

Venne dunque Silvio e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. «Dove l'avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Silvio scoppiò in pianto. Dissero allora i telespettatori: «Vedi come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?».

Allora Silvio, ancora profondamente commosso, si recò al Decoder Universale; era digitale e aveva il codice protetto. Disse Silvio: «Togliete il segnale criptato!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda l'effetto neve, poiché  l'abbonamento è scaduto da quattro giorni».

Le disse Silvio: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio su qualsiasi canale?». Tolsero dunque il segnale criptato. Silvio allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, perchè aggiustavi le televisioni, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato il segnale». E, detto questo, gridò a gran voce:

Lazzaro

E' parola del Garante.

Rendiamo grazie a Mediaset.

 

postato da: sgsondrio alle ore 19:23 | Permalink | commenti (3)
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