La questione Alitalia è paradigmatica della campagna elettorale italiana e mi ricorda un po’ un grande libro di Chuck Palahniuk: vista dall’estero, e proprio dal Paese coinvolto nella trattativa d’acquisto, è come lo sguardo di una torre di controllo che ha perso, momentaneamente, di vista l’aereo sul radar.
“Torre di controllo a Buonsenso: rivelate la vostra posizione”
Tutto sembrava troppo semplice e lineare per una questione italiana: una compagnia in crisi e con poche risorse finanziarie; un governo che, per la prima volta, lascia al mercato l’individuazione di una soluzione efficace; un piano industriale serio e rigoroso.
Ma ecco, appena dopo la fase di decollo, perennemente in aria con le sue parabole (satellitari o digitali non importa, dipende dalla dimensione della stronzata), Berlusconi irrompe sulla scena, dirottando la logica e tenendo in ostaggio la serietà .

Mi sta bene che la sua campagna elettorale, fino ad adesso, fosse piuttosto in sordina e avesse bisogno di un cambio di marcia. Scalare, però, non necessariamente richiede il ricorso ad una cordata immaginaria. Le dichiarazioni del leader PDL della scorsa settimana hanno dell’incredibile: parla, da futuro presidente del Consiglio, di un prestito che, sostanzialmente, concederà (contro ogni normativa europea) a se stesso per rilevare Alitalia.
Ora, ero effettivamente stanco di parlare sempre del conflitto di interessi.
Non parlarne affatto, però, cloroformizzati dalla sua invadenza, mi pare eccessivo.
Ho già scritto più volte che il conflitto di interessi di Berlusconi è l’unica cosa fatta dall’uomo che si veda dallo spazio, insieme alla muraglia cinese: in Italia, però, sembra l’unica cosa che, pur con un evidente impatto sulla vita della nazione, tutti osservano come se si trovasse effettivamente a Pechino.
“Torre di controllo chiama logica: c’è nebbia lì da voi?”
Eh, sì, più che altro pare fumo negli occhi.
Oltre alla presbiopia civica di cui l’Italia sembra affetta, infatti, ad aggravare il tutto ci si mette il ricatto demagogico della Lega: il riferimento all’hub di Malpensa è populismo ad oltranza, come le trattative per acquistare Alitalia.
L’aeroporto di Milano non è un vero hub e lo si deve soprattutto a chi quell’aeroporto l’ha progettato così com’è. Senza collegamenti seri con le ferrovie italiane (qualcuno dovrebbe spiegare perchè il Malpensa pseudo-Express parte da Milano Cadorna e non dalla Stazione Centrale), non in competizione con Parigi De Gaulle ed Amsterdam. E quale sarebbe il legame della vicenda di Alitalia con gli slot da liberare? Credo sia lì che si giochi lo spazio di manovra e la visione programmatica di un governo, attraverso la ridefinizione degli impegni bilaterali.
Eppure il nuovo pilota va avanti col suo dirottamento insensato, kamikaze d’occidente che non ha l’obiettivo di atterrare da qualche parte, ma di rimanere in volo almeno fino al giorno delle elezioni. Aiutato, questo è assurdo, proprio da una sinistra radicale ancorata ad un conservatorismo che dà benzina al bi-motore dell’arretratezza. Si vedrà alla fine se a qualcuno verrà ancora da ridere: di certo ci sarà da schiantarsi.
“Torre di controllo a Logica: perturbazione nevosa in arrivo”
Intanto, il genio della strategia politica PDL parla di Alitalia come di uno ski-lift, che si può gestire in perdita purchè l’indotto riesca a trarre giovamento dal volume di affari. Inutile discutere l’inutilità di un simile argomento. Come reagire, dunque, di fronte a questo immobilismo di pensiero?
Forse con un moto d’orgoglio partecipe: un piccolo segnale dal radar che contribuisca a ridare speranza. Per interrompere il folle volo, mi aspetto che il leader del PD prenda una chiara posizione sulla faccenda. Semplice, onesta: non voglio più votare contro; sono stanco di questo manicheismo berlusconiano. E sono stanco anche di tutte le anime belle che aspettano solo il giorno dopo per dire “L’avevo detto”.
Io credo che il PD abbia l’obbligo di illustrare la sua proposta: non si può, ma si DEVE fare.
I passeggeri dell’aereo forse avranno, allora, la forza di accorgersi che è nel loro interesse reimpossessarsi del controllo del velivolo, prima che sia troppo tardi.
“Buon senso chiama torre di controllo : ci prepariamo all’atterraggio”.
Per quanto riguarda il pilota dell’audace dirottamento, che vada a riposarsi tra le braccia amiche del suo amico al Pirellone: il sonno della Regione genera mostri dai quali sarà salutare risvegliarsi.
