giovedì, 31 gennaio 2008

Linea 1. A Bastille è salito un signore distinto. Di colore, vestito con un completo un po' trasandato,  una borsa a tracolla che rivelava i segni del tempo. Mentre le porte si chiudevano, ha cominciato ad accennare qualche figura di danza. Poteva essere tip-tap, forse charleston. Fatto sta che, alla fermata Reully-Diderot, il tizio è sceso, non prima di una vorticosa giravolta attorno al palo dove si appoggiano le persone, facendo fare il casqué al mio sorriso già lungo qualche fermata.

Forse era la coincidenza con la  linea 8, cui probabilmente avrebbe chiesto di danzare ora.

ballo

 

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mercoledì, 30 gennaio 2008

In realtà vorrei essere lui

illuminazione da giorni bui

Farei una riforma sul cambio del clima

alzando per legge rispetto a prima

le medie invernali di gradi tre

e dichiarerei: il problema non c’è

Farei una riforma sulla memoria

perchè alla fin fine a che serve la storia?

meglio un bel corso di televendita

può un dittatore morire di rendita?

Farei una riforma sulla morale

D.l. 70 “Inquisire non vale”

così ogni giudice, anche il più duro

dovrebbe ammettere che sono un puro.

Farei una riforma sugli uomini bassi

20 cm in meno per prassi

a tutti quelli più alti di me

dell’NBA diventerei il re

Farei una riforma sulla smentita

retroattiva per tutta la vita

e anche la strofa che digito adesso

non l’ho mai scritta, ti vedo perplesso.

Farei una riforma sulla libertà

privatizziamola e forse, chissà

potrei tentare il grande salto

scrivere il bando e vincer l’appalto.

Farei una riforma sul naufragio:

”Anche affondata, la nave è a suo agio”

e il capitano sereno e sconvolto

fischia sul ponte: tanto lui è assolto.

 

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martedì, 29 gennaio 2008

Il weekend a Barcellona è stato salutare.

Aria pulita, mare, Sole caldo. Tempo per pensare e anche per non farlo. La domenica all'ombra della chiesa di Gracia si è animata, d'improvviso, con una festa di quartiere.

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Una comunità che danza sotto il cielo che cambia colore, come una gonna nel suo volteggio dolce. E la vita è uno swing che ti rimane nell'orecchio, mentre fischiando indovini un motivo.

Passeggiando sulla spiaggia, una cara amica mi spiegava che Barcellona è una città che, fino a qualche tempo fa, dava le spalle al mare: forse per la mancanza di un'insenatura naturale, non c'era un porto e la gente si ostinava a spingere verso le montagne.

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Poi qualcosa è successo. Forse un colpo di fortuna. Senz'altro. Il punto è che Barcellona si è voltata.

E allora mi chiedevo e mi chiedo se la stessa cosa non possa accadere anche da noi, nella martoriata penisola che le spalle al mare le ha date proprio da troppo tempo.

Girarsi, invertire la rotta. Anche i gamberi possono andare avanti.

 

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sabato, 26 gennaio 2008

Un comune, che puta caso è una delle più grandi  capitali europee, organizza una grande mostra fotografica in uno dei suoi luoghi simbolo, l'Hotel de Ville. File ordinate, misure di sicurezza imponenti: la magia, poi, di Parigi ritratta in centinaia di fotografie a colori dal 1907 all'altro ieri.

Mi è piaciuto, in una di queste con la città in festa per il 14 luglio, scovare come distratto, in mezzo all folla, Prevert. Con la sigaretta in bocca, guardava lontano, pensoso.

Sono felice di abitare in un posto dove scatti una fotografia e, dentro, ci trovi per caso un grande poeta.

 

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venerdì, 25 gennaio 2008

"Ma stella!"

"Non insistere"

"Su, quanti din-dini vuoi?"

"Io sono incorruttibile"

"Un prezzo ce lo devi pure avere"

"Certo, non sono uno sbarbato qualunque"

"E allora che aspetti? Vieni con noi! Fallo cadere"

"Non posso, davvero. E' una questione di coscienza"

"La coscienza? E di chi?"

"Di Gregorio"

"Ma non dirmi. Sei un pallaro"

"Hai dato un'occhiata alla mia proposta?"

"Sì, letta"

"Letta?"

"No, non sta in piedi. E' un'idea da cervelli fini"

"Pochi casini, eh?"

"Questo discorso è senza senso"

"Il significante è quel che è. C'è chi nasce pecoraro e chi alla fine schioppa. Però finchè c'è vito c'è speranza"

 

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venerdì, 25 gennaio 2008

Rosselli

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ENZO-BIAGI--Rotoletti-01

 

 

 

 

immagine calamandreiEmilio_lussu gramsci

 

 

 

 

Con quella sensazione un po' così, camminando senza meta. Inseguendo il rumore bianco che ha lasciato la cometa. Ci vediamo tra 75000 anni. O no?

 

cometaHyaku200

postato da: sgsondrio alle ore 09:10 | Permalink | commenti (4)
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giovedì, 24 gennaio 2008

Che meraviglia.

Mi sto godendo felice le spensierate scaramucce del Senato. Oggi è un continuo via-vai e scambio di email tra noi colleghi italiani, etonnées e purtroppo divertiti di questo spettacolo che, visto da qui, amplifica uno strano senso di garrula ridicolaggine.

Grazie a Cusumano, Barbato; grazie a Mastella. Grazie all'onorevole Di Gregorio che, ai giornalisti, dichiara che ha visto il vergognoso sputo. La nostra identità sta nel poter dire: "Mamma mia, solo da noi....".

Come una litania mantrica, a rassicurarci della realtà dell'incredibile.

E' rottura nel Campanile, ma in Italia c'è sempre qualche parroco a sistemare tutto.

 

postato da: sgsondrio alle ore 16:11 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, 24 gennaio 2008

Io al Senato non ci andrei. Non avrei nè la forza nè la voglia. Però ho il massimo rispetto per Romano Prodi. E sono felice che mi rappresenti.

 

postato da: sgsondrio alle ore 11:55 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 22 gennaio 2008

Disse il saggio: la casa brucia

Misero ai voti se c’era la fiducia

Uno la negò per essere coerente

Nell’uso della mafia era stato intransigente;

l’altro disse no per partito preso

il governo è di vetro e si aspettano il reso;

questo si scusava per essersi sbagliato

gli errori da correggere son quelli del passato;

quello era giovane onesto e non urlava,

sempre rispettoso col nemico complottava;

c’era chi sperava “Non è ancora finita”

possiamo nominare un senatore a vita.

L’uomo gentile dagli occhi sinceri

pensa al Paese che guarda allo ieri

abbassa il capo, è la verità,

ha in mano un fiammifero di dignità .

news

 

postato da: sgsondrio alle ore 18:04 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 22 gennaio 2008

C'è un momento in cui si riuscirà a mettere la parola fine a tutto ciò? In assoluta franchezza, lasciamo perdere la speranza di un'improvvisa maturazione civica, dello sviluppo di una cultura politica moderna, della crescita di una responsabilità sociale condivisa.

Non è questo. Ci sarà, piuttosto, il momento in cui l'Italia si sentirà finalmente stanca?

Stanca di questa volgarità.  E non mi si venga a dire che tutto il mondo è Paese. Che Sarko o Sorcà. 

Non è così. Punto. Che si abbia il coraggio di ammetterlo.

Non si riesce nemmeno ad essere esausti della deficienza?

Le lezioni di stile di Mastella, l'ipocrita ghigno di Ruini, i cannoli prescritti di Cuffaro. I pizzini, i furbetti di quartiere, Parmalat, le tvoie con la evve moscia dei Savoia, l'euro simbolico da restituire agli stessi per aver venduto l'Italia. Gli stadi armati a guerriglia, le manifestazioni per la famiglia guidate dai divorziati, la nascita di 3 partiti comunisti tutti rigorosamente internazionali e proletari. I poteri forti in ogni piccolo comune, quelli di cui tutti devono essere amici. Il PD con le stesse persone di prima, e faccio autocritica perchè ne sono parte. L'odio la rabbia la frustrazione. E la tristezza. Un'enorme nube isterica affezionata alla crisi e al lamento feroce.

E nemmeno la dignità di non essere ridicoli nel momento del proprio fallimento. Il tono di questo post, come in una spirale concentrica, scende, unica cosa a dimettersi seriamente in un Paese immaturo.

Mano sul petto mentre il Quartetto Cetra, magari durante una televendita o nel mezzo dei consigli per gli acquisti, intona l'inno nazionale:

MARAMAO PERCHè SEI MORTO/PANE E VIN NON TI MANCAVAN/L'INSALATA ERA NELL'ORTO/E UNA CASA AVEVI TU

Alla deriva, verso mari dimenticati, mentre ancora qualche mozzo ubriaco ha il coraggio di cantare La società dei magnaccioni.

Io scendo. Au revoir.

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postato da: sgsondrio alle ore 09:52 | Permalink | commenti (6)
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