Parecchie persone, negli anni, hanno manifestato una certa insofferenza nei confronti del mio nome, considerato troppo lungo da pronunciare. Non ho mai esattamente compreso a fondo la natura del problema: a me pare che 3 sillabe non siano poi la fine del mondo.
Lu-cia-no.
Sarebbe stato decisamente peggio con Aristogitone, Fiordiligio, Sofonisbo.
Anyway, il suddetto disagio ha prodotto una serie notevole di varianti che mi hanno accompagnato nel corso tempo:
- Luci (tra i 6 e I 12 anni): durante gli spensierati anni delle elementari, mi piaceva molto questo nomignolo, che mi sembrava sottolineare la parte luminosa e non quella deretanica contenuta nel suffisso. Solo a distanza di tempo, e precisamente alle medie, mi accorsi dell’oscura nube che esso era in grado di sollevare sulla natura della mia sessualita’: da li’, forse, la confusione che freudianamente mi ha spinto quest’anno allo studio del flauto dolce (ma lasciamo perdere l’interpretazione psicanalitica)
- Cano (12-15 anni) : gli anni delle medie sono quelli che ricordo con meno affetto; ero l’unico sondriese in una classe di valligiani oriundi di Castione. Castione sembra un tranquillo villaggio ma, attraversandolo in macchina, tra frazioni e frazioncine, lo si scopre avere un’estensione pari all’India con, per converso, una densita’ abitativa degna delle isole Far Oer. Il dramma, insomma, di ogni postino. Il mio compagno di banco si chiamava Sabrino (e stendiamo un velo pietoso…) e si rivolgeva a me sempre con il gradevole mottetto : ‘Cano, vü ciapÇŽi ?’
- Lucky (15-19 anni) : al liceo c’era un mio compagno con il vizio dell’inglesizzazione dei nomi : Frank per Francesco, Devis per De Vivo, Paul per Paolo (questo era il piu’ tristo). Contro la mia volonta’ e, soprattutto, con la derisione di buona parte della popolazione sondriese, divenni malinconicamente Lucky, dubbioso per l’intera durata del liceo se leggerlo piu’ come il nome di un cagnetto con lingua penzolante o come quello di un improbabile camorrista, reciclatosi dopo un felice trascorso tra le gangs di New York
L’universita’, fortunatamente, mi ha risparmiato, salvo lo sciagurato tentativo di una ragazza padovana che, in preda ad un delirio letterario, si mise a chiamarmi Ciano, fortunatamente isolata da tutti come neanche la Svizzera nei trattati internazionali.
Arriviamo così ai giorni nostri : in Inghilterra la mia amicissima Federica ha coniato il nomignolo Lu, quello che tutt’ora preferisco perche’ e’ molto pratico e perche’ va su tutto : che ti chiami la madre o la fidanzata, che ti si rivolga qualcuno con affetto o con rabbia violenta, che tu vesta casual o elegante, Lu e’ una sillaba che soddisfa pienamente.
Unica pecca il fatto, scoperto tardi, proprio in terra nemica, che lo slang inglese definisce lou quelli che, goticamente, alla stazione di Piona sono denominati cessi.
Insomma, il mio nome sembra non avere pace : ieri Klisti, figlio di due anni di Ilir, girandomi intorno come una trottola ha cominciato a chiamarmi Cia’.
Cia’ puo’ andarmi bene in Albania : comodo per salutarmi e chiamarmi con un’unica espressione, dialettalmente ha una certa funzionalita’ anche per frasi come ‘Cia’ che andiamo’.
Ho preso in braccio Klisti e lui mi ha tirato dell’acqua addosso: nel dargli un bacino, ho completato la cerimonia dell’ennesimo battesimo artigianale.
Così ieri sera ho pensato a questo post, mentre sul balcone guardavo la luce del Sole affievolirsi come un accendino un po’ scarico : molti di voi gia’ sanno che ho un secondo nome curioso, complice il cattolicesimo sincero di mia madre che, essendo io nato in maggio, ha o-maggiato la Madonna accompagnando il primo nome Luciano con quello protettivo di Maria.
Prima di rientrare in casa, sorridevo con uno sguardo vagamente ribelle, pensando che potrei sovvertire usi e costumi inducendo amici e parenti a chiamarmi Maria.
Anzi, Mary.
Il fuoco della rivoluzione e’ pero’ durato un attimo : mentre anche il vento soffiava sull’ultimo fiammifero di tramonto, ho deciso di piegarmi democraticamente al volere della maggioranza.
Non saro’ Mary. Non saro’ Mary per sempre.