Emilio Lussu, oltre che un grande scrittore, era uno dei fondatori del Partito d'Azione. Il suo Marcia su Roma e dintorni è uno di quei libri che, con ironia deliziosa, lasciano l'amaro in bocca per quanto sono belli. In esso, il grande uomo sardo rivive la tragedia (o tragicommedia, sarebbe più giusto dire) della nascita del fascismo in Italia, dal 1919 fino al 1929, anno in cui l'autore del racconto riuscì a fuggire da Lipari, dove era stato mandato al confino.
Emerge il quadro di un'Italietta provinciale e immatura, in cui il fascismo trionfa non per propri meriti, ma per l'ignavia e l'immobilismo, piuttosto, di una società che sembra miope di fronte alla catastrofe, incapace di esprimere la propria anima.
Che dire di Mussolini che, il giorno della marcia su Roma, da Napoli raggiunge in tutta fretta Milano (perchè è più vicina al confine svizzero, da dove sarebbe stato più facile fuggire?). Armiamoci e partite!
Che dire del re? Di fronte ad un inviato dell'Associazione Combattenti (i reduci della Prima Guerra Mondiale), venuto a chiedere al sovrano di rimuovere Mussolini dall'incarico di Presidente del Consiglio (dopo il delitto Matteotti), la risposta del monarca fu: "Mia figlia, stamane, ha ucciso due quaglie".
Che dire del duca d'Aosta, personaggio meschino e viscido, cui ovviamente Milano è riuscita pure a dedicare uno dei piazzali più importanti, davanti alla Stazione Centrale?
Forse è meglio non dire niente. Forse è meglio leggere con intelligenza e acume le pagine dolci di Lussu in cui, come petali di una margherita, ad uno ad uno anche gli amici più insospettabili e coraggiosi abbracciano il fascismo (non stupiamoci, poi, dei vari Guzzanti, Liguori, Bondi...).
Mi sono appuntato una frase che ho trovato bellissima: si riferisce proprio al 1922 e all'anno in cui il fascismo stava prendendo il potere:
Gli italiani hanno il governo che si meritano. Ed è molto strano che pretendano la legalità e il rispetto della Costituzione proprio quelli che volevano una rivoluzione.
Si parla dei comunisti, qui. Chi pensasse al referendum dello scorso anno, si accorgerebbe che non è vero che la storia si ripete.
E' proprio la stessa.
